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Invito al culto del 22 novembre

 

Chi non conosce quella famosa canzone - what a wonderful world/che mondo meraviglioso– scritta nel 1967 in un clima di crescente odio razziale negli Stati uniti, ricordiamo l’uccisione di MLK nel 1968, proprio per Luis Armstrong. Una canzone di toni ottimistici, della bellezza che sta proprio nella diversità dei popoli cantata in un clima mondiale tutt’altro che roseo. Una canzone che sembra un sogno.

Anch’io sogno spesso un mondo senza sofferenza e dolore, senza lacrime, un mondo in cui la morte perde il suo orrore, un mondo giusto in cui non ci sono le enormi ingiustizie e gli immensi contrasti fra povertà mortale e ricchezza sfrenata.

Un nuovo cielo e una nuova terra, Dio che abita in mezzo agli uomini – la Bibbia descrive questo sogno talvolta nelle più belle immagini. Un'utopia? No, perché questo sogno può avere luogo e realizzarsi. Anzi si è già realizzato nella persona di Gesù di Nazaret, morto e risorto. E perciò non è utopia ma ha già adesso un potere può cambiare le cose. 

La famosa teologa tedesca Dorothee Soelle esprimeva così la forza che scaturisce da questi sogni:

Non credo di potermi disinteressare a ciò che accade lontano da qui. Voglio credere che il mondo intero è la mia casa e il campo nel quale semino, e che tutti mietono ciò che tutti hanno seminato. Non credo che la guerra e la fame siano inevitabili e la pace irraggiungibile. Voglio credere all'azione umile, all'amore a mani nude, alla pace sulla terra. Non credo che ogni sofferenza sia vana. Non credo che il sogno degli uomini resterà sogno e che la morte sarà la fine. Oso credere, invece sempre e nonostante tutto, all'uomo nuovo. Oso credere al sogno di Dio stesso: un cielo nuovo, una terra nuova dove abiterà la giustizia.

Domenica riflettiamo proprio su un brano da sogno.

Ti aspetto al culto, domenica 22 novembre.